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Covid. Il 67% dei ricoverati in rianimazione non è vaccinato

Covid. Il 67% dei ricoverati in rianimazione non è vaccinato

Focus della Fiaso. Nell’ultima settimana i ricoveri Covid in area non critica negli ospedali sentinella sono saliti del 32% e del 18% quelli in Terapia Intensiva. Tra i ricoverati in rianimazione, il 67% non è vaccinato. Buona notizia per i bimbi: la curva in crescita si è arrestata.

12 GEN – In una settimana i ricoveri Covid negli ospedali sentinella Fiaso crescono del 32%. È la più veloce accelerazione registrata in due mesi dal monitoraggio degli ospedali sentinella della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere. L’ultimo report comprende 20 strutture sanitarie e ospedaliere e 4 ospedali pediatrici distribuiti su tutto il territorio italiano. La rilevazione è stata effettuata in data 11 gennaio e riguarda un totale di 2.183 pazienti adulti e 120 pediatrici.

Nei reparti ordinari di area medica, incluse le subintensive, la crescita maggiore riguarda i soggetti vaccinati e, in ragione di tale aumento, la proporzione dei vaccinati (55%) fra i ricoverati in area medica supera quella dei non vaccinati (45%). “Un dato che va letto attentamente”, sottolinea la Fiaso, perché “le infezioni ampiamente circolanti al momento incontrano più facilmente, come è logico, la massa di vaccinati molto più estesa rispetto ai non vaccinati ed è normale che i più fragili fra i primi possano ammalarsi e finire in ospedale ma con sindromi non gravissime o, pur se positivi al Sars-Cov-2, essere ricoverati per altre malattie”.
Le diverse proporzioni nelle terapie intensive, con una costante netta prevalenza dei non vaccinati, confermano piuttosto, secondo la Federazione, come “il vaccino offra un’ampia protezione dalla malattia da Covid e dalle sue gravi conseguenze. Della gran massa dei vaccinati, una parte di soggetti particolarmente fragili si ammalano e possono essere ricoverati, ma è veramente piccolo il numero di coloro che ha problemi molto gravi e finisce in rianimazione”. il 72% dei vaccinati ricoverati, infatti, è affetto da gravi comorbidità, mentre circa la metà dei pazienti non vaccinati (47%) era in completa buona salute prima del Covid. Permane, inoltre, la differenza di età fra vaccinati e non: i primi hanno in media 71 anni, i secondi 65 anni.

Il focus sulle terapie intensive
In una settimana la crescita nelle terapie intensive negli ospedali sentinella Fiaso è stata del 18%. La proporzione tra pazienti vax e no vax rimane stabile: i non vaccinati ricoverati in rianimazione sono il 67% del totale. La metà di no vax, il 54%, prima di finire in ospedale, godeva di buona salute e non aveva comorbidità.

Di contro i vaccinati in terapia intensiva sono il 33%: due su tre sono affetti da altre gravi patologie che potrebbero aver determinato una ridotta efficacia del vaccino e per l’85% dei casi sono persone a cui sono state somministrate due dosi di vaccino da oltre 4 mesi e non hanno ancora ricevuto la terza dose.

“L’aumento dei contagi con il conseguente incremento dei ricoveri costringe le aziende sanitarie e ospedaliere a uno sforzo importante in questa fase della pandemia”, spiega Giuseppe Quintavalle, direttore generale del Policlinico Tor Vergata di Roma. “Molte strutture, grazie all’esperienza ormai acquisita in quasi due anni, stanno attivando ulteriori posti letto per far fronte alle crescenti ospedalizzazioni. Quello che emerge dai dati dei ricoveri in terapia intensiva è ancora una volta la forte presenza, per la stragrande maggioranza dei pazienti, di non vaccinati”.

Per Quintavalle “bisogna continuare a spingere la campagna vaccinale. Inoltre, il ripetuto sollecito all’effettuazione della terza dose, anche anticipando la scadenza dopo il quarto mese, diventa stringente. L’aumento della quota di ricoverati con l’ultima dose fatta oltre sei mesi prima, infatti, suggerisce anche che c’è un discreto numero di persone che rimanda la terza dose”.

Il focus sui pazienti pediatrici
Nella settimana 4-11 gennaio la crescita dei pazienti pediatrici sembra essersi arrestata.
L’età media ponderata è di 4,3 anni. La classe di età maggiormente colpita si conferma essere quella 0-4 anni, a essere colpiti sono in particolare i bambini molto piccoli, fra 0 e 6 mesi, che costituiscono il 42% dei pazienti pediatrici ricoverati.

Dei bambini nei primi sei mesi di vita il 24% aveva entrambi i genitori vaccinati, il 37% il solo padre, il 10% la sola madre, il restante 29% nessun genitore vaccinato. Significa che nella fascia di età fra 0 e 6 mesi ben il 76% dei piccoli ricoverati aveva almeno un genitore non vaccinato. “Appare importante da questi dati – evidenzia la Fiaso – la vaccinazione dei genitori per la protezione dei bambini molto piccoli”.

12 gennaio 2022
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